Terapia con pedana vibrante e
vibrazioni |
Settori di impiego
L'allenamento con le vibrazioni, praticabile su una pedana vibrante
sussultoria, neuro vibrazionale, a vibrazione verticale, viene impiegato
per molteplici finalità:
1) in ambito sportivo, con obiettivi di incremento della componente di
forza esplosiva,
della potenza, della resistenza, della velocità;
2) nel fitness ed in estetica, grazie alla iperattivazione del
metabolismo, per il
miglioramento delle capacità cardiovascolari e l'abbattimento delle
componenti
adipose;
3) nella riabilitazione, sia post traumatica che di trattamento delle
problematiche di
anziani, per la capacità di intervento nel recupero di flessibilità
arto-muscolare e come
forte antagonista ai fenomeni di osteoporosi, senza il ricorso a lunghe
terapie |
OriginiIl sistema,
inventato e perfezionato da Carmelo Bosco, uno dei massimi esperti nello
studio della forza, e inventore della famosa pedana, è divenuto lo
strumento più importante per misurare la forza esplosiva. La vibrazione,
con opportuna lunghezza d'onda, secondo Bosco, stimola i "pressorecettori",
strutture ancestrali nell'uomo, non utilizzate, testimonianza di una
antica natura acquatica della specie (ancora oggi osservabili nei pesci).
Si tratta di elementi capaci di sentire le variazioni di pressione
ambientale e produrre una conseguente reazione di adattamento. Il metodo è
utilizzato dalla NASA, per tenere in forma gli astronauti, nonché
dall'agenzia spaziale russa; dalla squadra di football Usa dei Chicago
Bulls; dalla nazionale di sci e di pugilato, da alcune squadre di
pallavolo e anche del calcio serie A, (es: Roma). Carmelo Bosco
(Dipartimento di Biologia dell'attività fisica dell'Università di
Jyvaskyla - Finlandia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Scuola di
specializzazione in medicina fisica e riabilitazione - Tor Vergata - Roma)
illustra così le sue osservazioni. |
A livello muscolareA
livello muscolare la sensibilità dei neurorecettori muscolari alle
vibrazioni determina il cosiddetto riflesso tonico da vibrazione, che
porta ad un aumento della forza contrattile nel muscoli coinvolti.
L'insieme muscolo-tendineo sottoposto al treno di vibrazioni cambia
continuamente la propria lunghezza, ritmicamente, con un processo simile a
quanto accade in seguito a contrazioni di tipo concentrico ed eccentrico,
in rapida successione. A testimonianza del forte coinvolgimento muscolare
studi recenti hanno registrato l'incremento nella captazione di ossigeno.
La forza esplosiva migliora grazie alla maggiore sincronizzazione delle
unità motorie implicate e alla decisiva coordinazione dei muscoli
sinergici. Un altro effetto rilevante dell'allenamento vibratorio è la
capacità miorilassante e distensiva delle tensioni muscolari, utile come
coadiuvante in protocolli basati su tecniche di stretching oppure
all'interno di terapie riabilitative. Si registra inoltre una riduzione
della viscosità del sangue, nonchè un aumento della velocità media del
flusso circolatorio. |
A livello ormonaleA
livello ormonale le risposte di tipo adattivo provocano un aumento di
somatotropina (GH, anche ormone della crescita e ormone della giovinezza),
unitamente ad un abbassamento di cortisolo (legato invece a fenomeni
disgregativi e ossidativi). |
A livello osseoA
livello osseo la stimolazione vibratoria influenza positivamente la
densità minerale della massa ossea, con enorme beneficio soprattutto per
quei soggetti, anziani in particolare, inabilitati ad affrontare sedute di
allenamento con i pesi. Questo tipo di allenamento, a resistenza
progressiva (body building), otterrebbe sì gli stessi risultati, ma non
sarebbe praticabile sia per l'impegno fisico che per la durata, e verrebbe
quindi ignorato. E con esso i preziosi effetti. La vibrazione invece,
mette al riparo da ogni difficoltà sia per la immediatezza di esecuzione
che per la facilità di accesso. |
Altre informazionie
ancora...il sistema muscolo-scheletrico costituisce una complessa macchina
biologica preposta alla locomozione umana. Per poter svolgere e realizzare
le varie richieste funzionali, questo sistema cambia continuamente
struttura e metabolismo, rispondendo all’uso con modificazioni sia nella
forma, sia nella forza. I due sistemi interagiscono continuamente e sono
disegnati per adattarsi reciprocamente. Una attività compensativa continua
permette di tollerare lo stesso livello di tensione, sia a livello osseo
che muscolare.
Un "sovraccarico" costante assicura uno stimolo biologico all'adattamento,
che attraverso fattori strutturali e metabolici, mantiene i tessuti ossei
e muscolari dentro un limite di sicurezza funzionale. Un periodo di riposo
prolungato a letto, o di immobilizzazione causata da infortuni, può
indebolire le sue strutture tanto da limitarne le funzioni. Qualche
malattia comune, come la osteoporosi o la miosite, riduce la qualità e la
quantità delle strutture ossee e muscolari, con relativa degenerazione
avvertibile con sintomi clinici. Quando i carichi giornalieri da sostenere
sono drasticamente ridotti, ne scaturisce una rimarchevole atrofia
muscolare, la cui semi - vita dura circa 8-10 giorni. Si evidenzia un
degrado selettivo della struttura proteica che forma la componente
contrattile del muscolo, specialmente con riferimento alle fibre lente.
Questa è la causa principale che favorisce la disfunzione e la diminuzione
della forza sia delle ossa, sia dei muscoli, con il sopraggiungere della
vecchiaia.
E’ stato suggerito che esercizi di piccola durata ma di altissima
intensità producono effetti positivi sulle strutture osseo-muscolari e
articolari, tanto che, sia la massa magra sia la forza, sono mantenute ad
un livello elevato in risposta a questi sforzi ciclici. Ma normalmente
l'uomo è sedentario, specie se avanti con gli anni. E spesso la sua
attività fisica si riduce alla semplice locomozione per le normali
funzioni quotidiane. La locomozione umana che si realizza giornalmente
rappresenta lo stimolo meccanico minimo che assicura il tono muscolare di
base. Ecco perché è consigliato ai vecchi di camminare molto. Questo
stimolo, che generalmente viene richiesto per vincere la forza di gravità,
è appena sufficiente per proteggere le ossa dalle fratture. Infatti,
durante la locomozione, al momento dell’impatto al suolo, un treno di onde
d’urto viene generato e trasmesso lungo tutto il corpo. Queste vibrazioni
vengono trasmesse attraverso il piede, la gamba, la colonna vertebrale e
il collo. Tutto ciò rappresenta un forte stimolo per la formazione delle
ossa durante la vita dell’uomo. Sfortunatamente la moderna concezione
della vita limita fortemente l’attività di movimento, con un forte
incremento dell’ipocinesia e quindi ciò si risolve in un effetto negativo
sul sistema muscolo-scheletrico. Per compensare la mancanza di movimento
sono stati pianificati diversi progetti per stimolare ed indurre la
popolazione ad aumentare l’attività fisica, purtroppo per mancanza di
attrezzature e per uno stile di vita errato tutto ciò non avviene. O
avviene in scarsissima quantità. Spesso insufficiente ad evitare rischi.
A tale proposito è stato suggerito un nuovo metodo di allenamento che
utilizza come fattore di stimolo gli effetti indotti dalla vibrazione
meccanica. Infatti è stato dimostrato che il trattamento con vibrazione
meccanica rappresenta un forte stimolo per l’intero organismo e
specialmente per il sistema neuro-muscolare e scheletrico. |
Studi sulla vibrazione
Studi di base sugli effetti della vibrazione a livello biologico
dimostrano che incrementando la frequenza della vibrazione, da 5 Hz a 30
Hz, si ottiene un aumento della concentrazione plasmatica di cortisone nel
cervello del ratto, e nello stesso tempo viene osservato, con l’aumentare
dell’accelerazione, una correlazione positiva tra il 5-HT ed il cortisone
(r=93, P meno di 0.01) (Ariizumi e Okada, 1983). Alcuni autori hanno
suggerito che le vibrazioni inducono un forte potenziamento
dell’attivazione di nervi motori attraverso il riflesso miostatico
(riflesso di stiramento) (Lebedev e Poliakov). E’ stato dimostrato che
nell’uomo le vibrazioni attivano connessioni monosinaptiche e
polisinaptiche. Queste ultime sono preposte a generare contrazioni
riflesse, mentre le prime influenzano solamente i pattern temporali dei
treni d’impulso delle vie nervose motorie (Burke e Schiller, 1976).
Studi sulle vibrazioni applicate in campo sportivo dimostrano che
trattamenti con vibrazioni incrementano il volume respiratorio ed il
volume/minuto ventilatorio. Queste risposte, con molta probabilità, sono
da attribuirsi a riflessi vibratori segmentali risalenti a muscoli
inspiratori ed espiratori (Homma e coll.1981). Un miglioramento meccanico
dei muscoli estensori delle gambe (potenza meccanica sviluppata durante
esercitazioni alla pressa con carichi di 70-140 kg.) è stato notato in
alcune pallavoliste di livello nazionale dopo la somministrazione acuta di
soli 10 minuti di vibrazioni. Questi trattamenti vibratori furono
somministrati in due set di cinque minuti in cui, ad un periodo di un
minuto di vibrazioni, venne fatto rispettare un minuto di pausa. Ogni set
durò cinque minuti effettivi di vibrazione. Le atlete venivano sottoposte
a trattamenti di vibrazione totale mentre si trovavano in posizione di
mezzo-squat sopra una piattaforma vibratoria che oscillava ad una
frequenza di 30 Hz circa (Bosco e coll. 1999a). In un successivo
esperimento è stato osservato un incremento della potenza muscolare
durante la prestazione di salti dopo solo 10 giorni di trattamento con
stimoli vibratori applicati solo per 10 minuti al giorno su atleti ben
allenati (Bosco e coll.1998). Una somministrazione acuta di cinque minuti
effettivi di vibrazione, alternando un minuto di trattamento vibratorio ad
uno di riposo, applicato al braccio mostrò un incremento statisticamente
significativo della potenza muscolare dei muscoli flessori del braccio
(bicipite omerale e brachio radiale) su alcuni pugili di livelli
internazionali (Bosco e coll. 1999b). E’ stato notato un incremento della
potenza meccanica durante l’esecuzione di 30 ripetizioni di flessione
dell’avambraccio sul braccio con un manubrio, sottoposto a vibrazione, di
2,8kg. Il miglioramento venne attribuito al potenziamento indotto dalla
vibrazione sul sistema nervoso (Bosco e coll.1999c). Inoltre sembrerebbe
che le vibrazioni inducano ad un’alterazione dei sistemi inibitori che
generalmente sono presenti durante l’esecuzione di movimenti volontari
causati da una riduzione degli stimoli che partono dal SNC verso i nervi
motori (Davies e Bailey 1997). Infine si deve ricordare che l’esposizione
a vibrazioni induce alla stimolazione di alcuni ormoni. Studi sull’effetto
della vibrazione in riabilitazione e atrofia muscolare condotti su
pazienti con traumi dei nervi periferici e contratture articolari, hanno
dimostrato l’efficacia del trattamento con vibrazione accompagnato a
metodi di trazione classica (Levitskii e coll.1997). Recentissimi
esperimenti hanno evidenziato un rimarchevole miglioramento della
flessibilità della colonna vertebrale e dei muscoli flessori delle gambe
dopo trattamento vibratorio. Questo metodo, in modo inequivocabile, si è
dimostrato essere di gran lunga più efficace dei metodi tradizionali,
quale quello balistico, l’allungamento passivo, quello statico ed il PNF
(Bosco e coll. In preparazione 1999). La stimolazione vibratoria ha fatto
registrare un miglioramento del dolore sul 69% dei pazienti trattati. Il
tempo di applicazione si aggirava sui 24-25 minuti, mentre risultava
essere più efficace applicando anche un peso di 1 kg. Trattamenti con
vibrazioni ad alta frequenza sembrano indurre uno stress minore sia ai
tendini sia ai muscoli (Park HS e Martin BJ, 1993). E’ stato suggerito che
non solamente i tessuti nervosi vengono fortemente influenzati dalla
vibrazione ma anche il tessuto muscolare. A tale proposito 5 ore / die per
due giorni furono sufficienti ad indurre un incremento della sezione sia
delle fibre muscolari lente sia veloci di ratti sottoposti a due
differenti frequenze di trattamenti vibratori (Necking LE e coll.1996).
Anche se gli studi rivolti all’applicazione della vibrazione per
migliorare l’osteoporosi (osteopenia) sono difficili da reperire nella
letteratura internazionale, si può fortemente affermare che queste nuove
metodologie presentano indicazioni senza dubbio efficaci. Queste
affermazioni sono suffragate dal fatto che l’evidente miglioramento delle
funzioni muscolari indotte dalla somministrazione di trattamenti vibratori
producono sollecitazioni efficacissime sulle funzioni biologiche delle
ossa su cui si inseriscono. Queste sollecitazioni si evidenziano
specialmente sull’asse trasversale, che è quello più debole e quindi più
soggetto a fratture (Bosco 1999). Vedi ulteriori approfondimenti a questa
pagina http://efitnessdirect.com/aaron/dkn_pdf_stuff/dkn_pdf.html |
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