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Per
correttezza di informazione precisiamo che, nonostante la dicitura corrente sia
propiocezione, il termine etimologicamente corretto è propriocezione. Al
di là di questa aspetto formale, è importante sottolineare che si
tratta in ogni caso di uno dei nostri sensi, quello più intimo, e più direttamente collegato ai movimenti che quotidianamente realizziamo.
Ancora più nel dettaglio la propriocezione si riferisce al fluire di segnali che, dalla
sede di muscoli, tendini, articolazioni, occhi, orecchie, pelle, raggiunge
le strutture di base del sistema nervoso, come midollo e cervelletto. E'
qualcosa che accade al di fuori della nostra consapevolezza, del nostro
controllo, e ci consente di interagire in modo automatico con la gravità,
la materia, in situazioni di vario genere. Tuttavia,
a causa di un generale ridimensionamento delle esigenze di movimento nella
vita attuale, oppure durante la senilità, dopo l'insorgenza di malattie,
oppure ancora in seguito a episodi traumatici, accade che questo scambio
di informazioni, dalla periferia (muscoli, occhi, ecc.) alle strutture del
sistema nervoso, non avvenga più in modo continuo e vivace. E, come
conseguenza si ha difficoltà, o anche totale perdita della facoltà, di
mantenere l'equilibrio. Di riflesso vengono quindi compromesse gran parte
delle azioni comunemente praticate (camminare, spostare oggetti, lavorare,
ecc), con un generale, e deprimente, decadimento della qualità della
vita. Il
non attivarsi per correggere questa difficoltà, sia pure quando non
completamente manifesta, conduce inesorabilmente a ulteriori
complicazioni, legate prima al peggioramento del quadro, e
successivamente alla insorgenza di altri fastidi. Dunque gli
articoli propriocettivi hanno l'obiettivo di ripristinare quella
sensibilità nell'uomo e riprendere la capacità di gestire il movimento
in piena consapevolezza.
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